Introduzione
Nel settembre 2023, il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per rafforzare la direttiva UE Green Claims. Proposta nel marzo 2022, la direttiva fa parte degli sforzi più ampi dell'UE per responsabilizzare i consumatori nella transizione sostenibile. Mira ad affrontare dichiarazioni verdi infondate, etichette ambientali fuorvianti e mancanza di trasparenza, imponendo alle imprese di supportare le proprie affermazioni con prove scientifiche. Per le aziende, ciò crea un nuovo scenario in cui standard, trasparenza e fiducia dei consumatori sono condizioni essenziali per competere nel mercato europeo.
L'accordo provvisorio introduce requisiti chiave, tra cui criteri chiari per le etichette di sostenibilità, maggiore trasparenza, divieto di dichiarazioni ambientali generiche e chiarimenti sull'uso dei sistemi di compensazione del carbonio. Si collega inoltre ad altre norme climatiche e ambientali, come la Corporate Sustainability Reporting Directive e la legge californiana sulla disclosure climatica, evidenziando la responsabilità aziendale nella mitigazione del cambiamento climatico.
Ambito e applicabilità
La direttiva Green Claims incide in modo significativo sulle imprese dell'UE, con esclusione delle microimprese che rispettano determinati criteri. Per le aziende che si rivolgono ai consumatori europei, l'obiettivo è stabilire uno standard globale per le dichiarazioni ambientali, garantendo trasparenza e fiducia. Le imprese che desiderano presentare tali dichiarazioni devono prestare attenzione a questi standard quando entrano nel mercato europeo, sostanziando le affermazioni e raccogliendo prove per ridurre rischi legali e reputazionali.
La direttiva affronta anche il greenwashing imponendo requisiti più rigorosi sulle dichiarazioni ambientali e sulla loro base scientifica. Ciò riduce il rischio di informazioni fuorvianti, promuove miglioramenti di prodotto e rafforza la trasparenza dell'etichettatura ambientale.
Tempistiche e implementazione
La direttiva entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'UE. Gli Stati membri avranno 18 mesi per recepirla nel diritto nazionale, seguiti da un ulteriore periodo per l'adeguamento delle imprese. Le regole dovrebbero applicarsi dopo circa 30 mesi, probabilmente nel 2026 o 2027.
La Commissione europea supervisiona l'attuazione e collabora con gli Stati membri per definire procedure di verifica e autorità competenti. Questo approccio centralizzato sottolinea l'impegno dell'UE verso standard ambientali armonizzati e maggiore protezione dei consumatori.
Impatti sugli esportatori asiatici
La direttiva riguarda gli esportatori asiatici perché le imprese che fanno dichiarazioni ambientali sui prodotti venduti nell'UE dovranno rispettare criteri rigorosi. Per vendere nel mercato europeo dovranno preparare dati affidabili ed evitare affermazioni non dimostrabili.
Innanzitutto, le aziende dovranno disporre di prove solide e formulare dichiarazioni accurate. A seconda del prodotto o servizio, potrebbero essere necessari certificati. Inoltre, dovranno monitorare i prodotti lungo l'intero ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento, per comprendere appieno l'impatto ambientale, inclusi uso dell'energia, emissioni e produzione di rifiuti.
In generale, le imprese asiatiche che esportano nell'UE dovranno migliorare la capacità di comprendere e comunicare l'impatto ambientale dei prodotti, investendo eventualmente in ricerca, certificazioni e cambiamenti dei processi produttivi.
Applicazione e conformità
L'applicazione della direttiva segue un processo strutturato descritto nell'articolo 16, relativo alla gestione dei reclami e all'accesso alla giustizia. Gli Stati membri designano autorità competenti, stabiliscono procedure di verifica e richiedono dati specifici dell'impresa a supporto delle dichiarazioni verdi. In caso di non conformità sono possibili ordini correttivi, multe fino al 4% del fatturato annuo, confisca dei ricavi ed esclusione da appalti pubblici e finanziamenti fino a 12 mesi.
Anche i consumatori contribuiscono alla responsabilità attraverso entità qualificate, come associazioni di consumatori autorizzate a contestare dichiarazioni dubbie. La direttiva migliora l'affidabilità delle informazioni ambientali, riduce i costi per le imprese transfrontaliere e accelera la transizione verde.
Critiche, aggiornamenti e direzioni future
Durante la revisione, le parti interessate hanno fornito feedback tramite consultazioni pubbliche, sondaggi online e workshop. Le associazioni imprenditoriali hanno sostenuto certificazioni indipendenti e comunicazione flessibile, mentre le ONG ambientali hanno evidenziato l'uso di strumenti esistenti come gli ecolabel di tipo I.
Le critiche hanno riguardato l'applicazione, il focus ristretto sulle emissioni di carbonio, lacune metodologiche e linee guida indebolite dal lobbying industriale. Nonostante ciò, la direttiva offre opportunità: nuovi mercati, migliore qualità dei prodotti, maggiore credibilità, prevenzione del greenwashing e responsabilità per le dichiarazioni ambientali.
Potenziale di verifica da parte di terzi
Per diventare verificatore terzo ai sensi della direttiva, un'impresa deve soddisfare specifici criteri UE. I verificatori devono essere organismi ufficialmente accreditati, indipendenti dalle aziende verificate, responsabili della valutazione delle dichiarazioni ambientali e del rilascio di certificati riconosciuti.
I passaggi essenziali includono accreditamento, competenze nella valutazione ambientale, comprensione dei requisiti della direttiva, adesione a prove scientifiche, processi documentali rigorosi e reti per la certificazione di terza parte.
Conclusione
La direttiva UE Green Claims rappresenta un passo cruciale per promuovere la responsabilità ambientale nel mercato europeo. Con standard di verifica rigorosi e misure di trasparenza, combatte il greenwashing, rafforza la fiducia dei consumatori e promuove autentici sforzi di sostenibilità.

